lunedì, 13 novembre 2006
Mi ha colpito molto quanto ha detto ieri Benedetto XVI, che ha sottolineato l'esigenza di riscoprire una sacralità nell'esistenza, in particolar modo nel rapporto col cibo. L'atto della preghiera, ha detto il Papa, ci fa capire che il cibo non è qualcosa di dovuto, ma un dono. Un dono prezioso, che siamo chiamati a condividere: "per questo, non chiediamo il mio, ma il nostro pane quotidiano.
Può sembrare anacronistico (ad alcuni, non a me) richiamare alla preghiera, ma effettivamente credo che recuperare la sacralità di certe cose sia fondamentale. E' un po' quella ricerca di purezza, di un rapporto rinnovato col mondo che ricercava anche Pasolini, di fronte al dilagare della civiltà dei consumi, ma che risultava forse depotenziata dall'assenza di una prospettiva teologica e cristiana (se poi fosse vera o solo asserita, quest'assenza, è tutto da dimostrare)
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venerdì, 10 novembre 2006
Un concerto, io credo, dà sempre delle emozioni particolari.
Ieri la parola d'ordne è stata: DIVERTIMENTO! Sono andato a vedere la Bandabardò all'Alcatraz, aspettandomi certo di asoltare della buona musica, ma la serata ha superato davvero le previsioni. Dal vivo fanno impressione, un pezzo dopo l'altro senza soluzione di continuità, Finaz suona la chitarra davvero da dio, il pubblico decisamente in buona che ha ballato tutto il tempo (sudore!). La scaletta ha inserito sol due degli inediti del nuovo album, Filastrocca #2 e Un uomo in mare, poi tutti i grandi classici (mancavano solo Ubriaco canta amore e Mojito FC, perchè Il muro del canto da quello che ho capito la fanno raramente)...bellissima la versione di Cohiba, ottima Que Nadie Sepa Mi Sufrir con la voce del gigantesco Ramon...ma il vero colpo di genio è stata la sigla: Tanta voglia di lei dei Pooh, cantata a squarciagola da tutto il pubblico.
Mi porto a casa un po' di buonumore, e una splendida maglietta con la scritta "Fischiettando a squarciagola", da sfoggiare al più presto. Il colore...beh, arancione! Parlando della bandazza...
Premio della serata a due broccoloni che se ne sono infischiati della musica (non si parla ai concerti!) per provarci con le tipe presenti con esiti a dir poco fallimentari: voto -5!
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mercoledì, 08 novembre 2006
Ieri, per puro caso, sono entrato nel sito di varesenews, il notiziario on line sulla provincia di varese. Incuriosito da una notizia su Luino, entro nella pagina. La notizia riguardava l'inaugurazione di una nuova ala dell'Istituto Tecnico Industriale. Fin lì, tutto bene; ad un certo punto, però, leggo qualcosa di allucinante: nel cortile della scuola, per "abbellirla" hanno piazzato la coda di un aereo militare F104, donata dalla caserma di Gallarate. «L'Itis di Luino ha sempre sfornato grandi tecnici che hanno lavorato e lavorano in tutta Europa e nel mondo - ha detto il preside - e la coda di F104 che abbiamo posizionato all'ingresso e oggi inauguriamo è simbolo di progresso e di tecnologia». Sarà, ma per me, oltre che progresso e tecnologia, significa anche altro, in una parola : GUERRA.
E così, un pezzo militare diventa qualcosa da esibire nelle scuole, nel luogo dove si formano i nostri giovani, dove si veicolano i valori, morali e civili, che riteniamo fondamentali. Credo sia innegabile che quei valori siano gli stessi della nostra Costituzione Repubblicana, che, malgrado i ripetuti attacchi subiti, è viva, vegeta, in vigore. E di questa fa parte un articolo che recita, al comma 1: "L'Italia ripudia la guerra come strumento
di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle
controversie internazionali". Che valore ha quest'articolo, l'articolo 11, per le nostre
istituzioni? Ma soprattutto, quando le istituzioni pubbliche avranno il coraggio di denunciare che gran parte dell'industria varesina è un'industria che fa affari sulla pelle degli altri, sulla guerra?
Ora, non so voi, ma a me questa cosa indigna. Mi spiace non averlo saputo prima, sarebbe stato importante mobilitarsi in qualche modo. Ma credo che comunque valga la pena di parlare della cosa, sollevare quantomeno un dubbio.
I modi, troviamoli insieme.
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martedì, 07 novembre 2006

Come chi mi conosce ben sa, spesso vivo ondate di interesse per argomenti precisi...un po' tipo il pazzo di radiofreccia che si invasava per i film ;)

ultimamente, complice un ottimo documentario sui desaparecidos e l'italia, mi sono appassionato alla musica di mercedes sosa, leon gieco e victor heredia. Testi magnifici, veri manifesti di un'epoca, e al contempo canzoni che emozionano, sanno di popolo, di lotte, di memoria. Solo le pido a Dios, di Leon Gieco, resa indimenticabile dalla voce di Mercedes Sosa, è una di queste

 Sólo le pido a Dios
que el dolor no me sea indiferente,
que la reseca muerte no me encuentre
vacío y solo sin haber hecho lo suficiente.

Sólo le pido a Dios
que lo injusto no me sea indiferente,
que no me abofeteen la otra mejilla
después que una garra me arañó esta suerte.

Sólo le pido a Dios
que la guerra no me sea indiferente,
es un monstruo grande y pisa fuerte
toda la pobre inocencia de la gente.

Sólo le pido a Dios
que el engaño no me sea indiferente
si un traidor puede más que unos cuantos,
que esos cuantos no lo olviden fácilmente.

Sólo le pido a Dios
que el futuro no me sea indiferente,
desahuciado está el que tiene que marchar
a vivir una cultura diferente.

Sólo le pido a Dios,
que la guerra no me sea indiferente
es un monstruo grande y pisa fuerte
toda la pobre inocencia de la gente.

 

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giovedì, 02 novembre 2006

era il 2 novembre 1975. all'idroscalo di ostia viene trovato un corpo massacrato di botte. è quello di Pier Paolo Pasolini,  scrittore, poeta, regista; in una parola, testa pensante, voce critica e scomoda in un'Italia che dolorosamente vedeva cambiare e mutarsi in peggio. Da quel 2 novembre ad oggi, ancora non è stata fatta chiarezza sulla sua morte. Resta, immutata nella sua forza, la sua riflessione, attuale e provocatoria.

Questa poesia è letta nel film I cento passi da Peppino a sua madre. E' di PPP

Supplica a mia madre

È difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.

Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d'ogni altro amore.

Per questo devo dirti ciò ch'è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.

Sei insostituibile.   Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.

E non voglio esser solo.  Ho un'infinita fame
d'amore, dell'amore di corpi senza anima.

Perché l'anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:

ho passato l'infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.

Era l'unico modo per sentire la vita
l'unica tinta, l'unica forma: ora è finita.

Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.

Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile...

Pier Paolo Pasolini

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