A casa, dopo una settimana a zonzo, tra Sondrio e il Napoletano, cerco di rimettere in ordini i pensieri. Credo la cosa migliore sia risistemare le poche note di diario che ho preso nei vari giorni.
20 giugno
Sono fisicamente distrutto. Ieri sera, al ritorno da Sondrio, abbiamo sistemato le ultime cose per il convegno, finendo alla una passata. Risultato: quattro ore di sonno, visto che la partenza era prevista per le cinque. Ne ho risentito già durante il viaggio: ho dato il cambio a Daniele a Firenze, ma già a Viterbo gli ho di nuovo ceduto il volante, facevo fatica a controllare la macchina. Arrivati a Pacognano, quasi undici ore dopo, ci abbiamo messo un po' a capire dove saremmo stati a dormire – alla fine, ci siamo sistemati per terra in un salone, solo per questa sera. La stanchezza ha influito pesantemente sul mio umore. La soluzione migliore è stata quella di mettersi a lavorare sodo.
21 – 22 – 23 giugno
I lavori del corso sono stati intensi, molto fruttuosi. I laboratori di gruppo sono stati ricchi di spunti, soprattutto per la gestione del gruppo, mentre le testimonianze mi hanno molto scosso e provocato. Ci si accorge di quanto si faccia fatica a relazionarsi con l'altro quando esso si presenta appunto come totalmente differente da noi, con schemi mentali diversi, derivanti anche dalla esperienza di vita. Il gruppo è ricco di persone splendide, con grande gioia ho ritrovato volti conosciuti, come Suor Laura e Suor Italina, e fatto nuove conoscenze. L'ultimo giorno è anche arrivato il momento delle sorprese: ho scoperto infatti che due delle suore presenti avevano abitato di fronte a casa nostra a Milano...
24 giugno
Finito il corso con il pranzo, nel primo pomeriggio siamo andati a Sorrento. Una scappata rapidissima, per le difficoltà del parcheggio, ma anche perché entro le cinque e dieci dovevamo essere a Villa Literno. Per un equivoco con Daniele, mentre lui andava a Villa Literno io cercavo di tornare a Castelvolturno con Mary Patrizia e Monica. Dopo varie traversie ce l'abbiamo fatta...
In serata cena a Torre Annunziata, nella casa dove abitano Laura, Tarcisia e Rita. La casa è proprio bella, molto accogliente, in un quartiere decisamente popolare. Dopo una bella cena, in compagnia anche di Italina, MariaPia e Veronica abbiamo fatto un rapido giro in città. L'aspetto degli edifici, la strutturazione della città mi fa pensare a un salto di tempo indietro di qualche decennio. Colpisce anche leggere sugli annunci funebri cognomi che ho imparato a conoscere dalla cronaca nera. Domani, finalmente, a Napoli.
25 giugno
Sveglia un po' più tardi del solito, poi riusciamo a evitare di un soffio lo sciopero della Circumvesuviana. L'obiettivo di stamattina è il quartiere Sanità. Così, arrivati in Stazione Garibaldi prendiamo la metro, una fermata, e scendiamo a Piazza Càvour (proprio così, con l'accento sulla “A”), e da lì entriamo nel quartiere dove nacque Totò, e dove ora abita Alex. Non so, forse mi ero costruito un'immagine mentale tutta mia, ma mi aspettavo molto peggio. E' un quartiere popolare, non troppo degradato, mi ricorda certi luoghi di Genova. Arrivati nella piazza dominata dalla grande chiesa barocca, puntiamo sul fianco destro, e vediamo la casetta dove sta Padre Zanotelli. Al balcone del secondo piano la bandiera della pace e due cartelli sull'emergenza acqua e rifiuti. Sulla porta verde, dove in bianco spicca la scritta Karibu – Benvenuti, un foglietto avvisa “sono andato a confessare”. Così, in attesa, visitiamo la chiesa della Sanità. Ci fa da guida Mario, il sacrestano, che unisce teologia e il gusto tutto napoletano per la numerologia. La chiesa è bella, ricca di affreschi, e con una catacomba. Purtroppo qua e là sono piazzate opere di arte sacra contemporanea davvero inguardabili. Mario le definisce efficacemente esempi di “talento barbaro”.
Usciamo mentre il quartiere è in attesa di un matrimonio e saliamo nella “casa di Biancaneve”, ovvero il rifugio napoletano di Alex, così chiamata per le sue dimensioni. Sono tre locali di tre metri per tre, uno sopra l'altro, uniti da una scala a chiocciola che ti obbliga a salire tutto piegato verso destra. Passiamo con lui tre ore di vera convivialità, discorrendo di tante cose.
Tornati a Torre, giusto il tempo di risistemare lo zaino e siamo di nuovo per strada, alla volta di Castelvolturno. Arriviamo per l'ora di cena, e dopo aver mangiato l'ennesima pizza, andiamo con Gianluca, alla scoperta di questa città. Le proporzioni dell'immigrazione sono sconvolgenti: 12mila migranti e 6mila “nativi” o “indigeni”, come dicono da queste parti. Vediamo le strutture della missione e facciamo un rapido giro della città. La sensazione, anche per il grande caldo e le strutture, è simile a quanto provato in missione in africa.
26 giugno
Partiamo presto, dopo una notte tormentata da un caldo allucinante. Decidiamo di fare un percorso alternativo, così ad Orte usciamo dalla A1, e prendiamo la strada che ci condurrà sulla E45, la Perugia Cesena. La strada è magnifica, passa per centri come Perugia, Orvieto, Sansepolcro, Pieve Santo Stefano. Quanta voglia di fare delle soste! Ma purtroppo, non c'è tempo. Mi riprometto di tornare su queste strade. Arrivati a Sarsina, usciamo dalla superstrada e ci inerpichiamo per le strade che portano a Sant'Agata Feltria. Passiamo a salutare le monache clarisse di quel convento. E' stato un incontro sorprendente, per le tante giovani presenti, come anche per la cordialità e l'apertura al dialogo. Da lì, le ultime ore di viaggio. Alle cinque sono a casa. Sono stati giorni intensissimi.



