mercoledì, 27 giugno 2007

A casa, dopo una settimana a zonzo, tra Sondrio e il Napoletano, cerco di rimettere in ordini i pensieri. Credo la cosa migliore sia risistemare le poche note di diario che ho preso nei vari giorni.

20 giugno

Sono fisicamente distrutto. Ieri sera, al ritorno da Sondrio, abbiamo sistemato le ultime cose per il convegno, finendo alla una passata. Risultato: quattro ore di sonno, visto che la partenza era prevista per le cinque. Ne ho risentito già durante il viaggio: ho dato il cambio a Daniele a Firenze, ma già a Viterbo gli ho di nuovo ceduto il volante, facevo fatica a controllare la macchina. Arrivati a Pacognano, quasi undici ore dopo, ci abbiamo messo un po' a capire dove saremmo stati a dormire – alla fine, ci siamo sistemati per terra in un salone, solo per questa sera. La stanchezza ha influito pesantemente sul mio umore. La soluzione migliore è stata quella di mettersi a lavorare sodo.

21 – 22 – 23 giugno

I lavori del corso sono stati intensi, molto fruttuosi. I laboratori di gruppo sono stati ricchi di spunti, soprattutto per la gestione del gruppo, mentre le testimonianze mi hanno molto scosso e provocato. Ci si accorge di quanto si faccia fatica a relazionarsi con l'altro quando esso si presenta appunto come totalmente differente da noi, con schemi mentali diversi, derivanti anche dalla esperienza di vita. Il gruppo è ricco di persone splendide, con grande gioia ho ritrovato volti conosciuti, come Suor Laura e Suor Italina, e fatto nuove conoscenze. L'ultimo giorno è anche arrivato il momento delle sorprese: ho scoperto infatti che due delle suore presenti avevano abitato di fronte a casa nostra a Milano...

24 giugno

Finito il corso con il pranzo, nel primo pomeriggio siamo andati a Sorrento. Una scappata rapidissima, per le difficoltà del parcheggio, ma anche perché entro le cinque e dieci dovevamo essere a Villa Literno. Per un equivoco con Daniele, mentre lui andava a Villa Literno io cercavo di tornare a Castelvolturno con Mary Patrizia e Monica. Dopo varie traversie ce l'abbiamo fatta...

In serata cena a Torre Annunziata, nella casa dove abitano Laura, Tarcisia e Rita. La casa è proprio bella, molto accogliente, in un quartiere decisamente popolare. Dopo una bella cena, in compagnia anche di Italina, MariaPia e Veronica abbiamo fatto un rapido giro in città. L'aspetto degli edifici, la strutturazione della città mi fa pensare a un salto di tempo indietro di qualche decennio. Colpisce anche leggere sugli annunci funebri cognomi che ho imparato a conoscere dalla cronaca nera. Domani, finalmente, a Napoli.

25 giugno

Sveglia un po' più tardi del solito, poi riusciamo a evitare di un soffio lo sciopero della Circumvesuviana. L'obiettivo di stamattina è il quartiere Sanità. Così, arrivati in Stazione Garibaldi prendiamo la metro, una fermata, e scendiamo a Piazza Càvour (proprio così, con l'accento sulla “A”), e da lì entriamo nel quartiere dove nacque Totò, e dove ora abita Alex. Non so, forse mi ero costruito un'immagine mentale tutta mia, ma mi aspettavo molto peggio. E' un quartiere popolare, non troppo degradato, mi ricorda certi luoghi di Genova. Arrivati nella piazza dominata dalla grande chiesa barocca, puntiamo sul fianco destro, e vediamo la casetta dove sta Padre Zanotelli. Al balcone del secondo piano la bandiera della pace e due cartelli sull'emergenza acqua e rifiuti. Sulla porta verde, dove in bianco spicca la scritta Karibu – Benvenuti, un foglietto avvisa “sono andato a confessare”. Così, in attesa, visitiamo la chiesa della Sanità. Ci fa da guida Mario, il sacrestano, che unisce teologia e il gusto tutto napoletano per la numerologia. La chiesa è bella, ricca di affreschi, e con una catacomba. Purtroppo qua e là sono piazzate opere di arte sacra contemporanea davvero inguardabili. Mario le definisce efficacemente esempi di “talento barbaro”.

Usciamo mentre il quartiere è in attesa di un matrimonio e saliamo nella “casa di Biancaneve”, ovvero il rifugio napoletano di Alex, così chiamata per le sue dimensioni. Sono tre locali di tre metri per tre, uno sopra l'altro, uniti da una scala a chiocciola che ti obbliga a salire tutto piegato verso destra. Passiamo con lui tre ore di vera convivialità, discorrendo di tante cose.

Tornati a Torre, giusto il tempo di risistemare lo zaino e siamo di nuovo per strada, alla volta di Castelvolturno. Arriviamo per l'ora di cena, e dopo aver mangiato l'ennesima pizza, andiamo con Gianluca, alla scoperta di questa città. Le proporzioni dell'immigrazione sono sconvolgenti: 12mila migranti e 6mila “nativi” o “indigeni”, come dicono da queste parti. Vediamo le strutture della missione e facciamo un rapido giro della città. La sensazione, anche per il grande caldo e le strutture, è simile a quanto provato in missione in africa.

26 giugno

Partiamo presto, dopo una notte tormentata da un caldo allucinante. Decidiamo di fare un percorso alternativo, così ad Orte usciamo dalla A1, e prendiamo la strada che ci condurrà sulla E45, la Perugia Cesena. La strada è magnifica, passa per centri come Perugia, Orvieto, Sansepolcro, Pieve Santo Stefano. Quanta voglia di fare delle soste! Ma purtroppo, non c'è tempo. Mi riprometto di tornare su queste strade. Arrivati a Sarsina, usciamo dalla superstrada e ci inerpichiamo per le strade che portano a Sant'Agata Feltria. Passiamo a salutare le monache clarisse di quel convento. E' stato un incontro sorprendente, per le tante giovani presenti, come anche per la cordialità e l'apertura al dialogo. Da lì, le ultime ore di viaggio. Alle cinque sono a casa. Sono stati giorni intensissimi.


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categoria:storie
mercoledì, 20 giugno 2007

Finalmente eccoci in Campania. Dopo i due bellissimi giorni a Sondrio, per la prgrammazione delle attività dell'anno prossimo, oggi tappone di trasferimento verso il napoletano.

Dopo ben quattro (!) ore di sonno, partenza alle 5...arrivo a Pacognano alle 15 abbondanti, sotto un sole a picco. Domani inizia il convegno. Sembra interessante...e il Golfo di Napoli è bellissimo.

Comunicazione di servizio: 1. il telefono prende malissimo 2. sarò in Campania fino al 26

 

 

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mercoledì, 13 giugno 2007
Spinto dalla presenza di alcuni attori giovani che già avevo visto in altre produzioni meritevoli (da Camilla Filippi a Edoardo Gabbriellini, sino al bravissimo Elio Germano di Mio Fratello è figlio unico), l'altra sera ho visto il film "Ora o mai più". E' un film del 2003, ed è spesso ricordato come la prima opera di fiction in cui si rievocano i fatti di Genova, e soprattutto quanto successo nella caserma di Bolzaneto.
 - Piccola parentesi: oggi, a distanza di sei anni, un vicequestore della mobile di Roma ha per la prima volta ammesso i pestaggi all'interno della Diaz, parlando di "macelleria messicana". Finalmente si rompe un muro di silenzio. Speriamo possa aiutare a costruire verità attorno a quei giorni.
Sarebbe però limitante considerare solo lo spunto cronachistico politico: il film è soprattutto la storia di un giovane che entra in contatto con una realtà altra (dalla Normale di Pisa a un improvvisato centro sociale) e cambia, se stesso e gli altri. Da questo punto di vista è un film davvero efficace, se si esclude la stereotipizzazione degli antagonisti, tra cui però compare lo strepitoso personaggio di Doveri, interpretato da Germano, un misto di borghesia, perbenismo e ingenuità che credo tutti nella vita abbiano avuto la possibilità di incontrare.
Interessante la colonna sonora, con una notevole attenzione alla scena indie: ecco così che compaiono i Grandaddy a fianco dei wilco o dei Blonde Redhead, sino all'interessante versione elettronica di Los Hermanos, interpretata da Meg (ex 99posse). Insomma, vivamente consigliato!
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categoria:cinema
venerdì, 08 giugno 2007
Oggi, per mantenere la parola data, sono tornato per la prima volta a scuola a salutare i "miei" ragazzi.
Per poco non mi mettevo a piangere...la scena è stata una massa di ragazzi urlanti che mi corrono incontro festanti.
E anche dopo, in quella mezz'ora passata insieme, nel caos dell'ultimo giorno di scuola, un continuo ritrovare sguardi, sorrisi, ricordi belli.
Poco fa ho aperto messenger, ho trovato un messaggio splendido...
Non so se lo leggerete, ma, ragazzi, voglio dirvi solo un grazie immenso. Non sapete quanto mi state mancando.
Continuate così, con le vostre facce pulite e le grandi ingenuità della vostra età. Non abbiate fretta di crescere
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mercoledì, 06 giugno 2007
L'aggettivo in voga al momento è: stanco

In primo luogo in senso fisico: non sto facendo nulla, ma la tensione degli ultimi giorni, accompagnata ai quotidiani viaggi in ospedale da papà, fanno sì che puntualmente, la mattina mi ritrovi con un bel mal di testa.
Fortunatamente, domani torna a casa, bello in forma...anche se devo dire che ormai ho preso un certo gusto ad andare in autostrada...chi l'avrebbe detto?
poi sono stanco di aspettare...un messaggio, un ingresso in messenger, il prossimo giorno, la prossima vacanza...e così via. Potrei mettermi a urlare l'elenco, come fa il mitico Remo Remotti (indimenticabile il suo pezzo sulla proprietà privata, o la poesia Me ne vado da Roma)
Forse perchè ho sempre pensato la felicità come qualcosa che non dipende solo da me.
In fin dei conti, dunque, sono stanco di sentirmi solo.
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