Un viaggio in treno, specialmente in alcuni momenti dell'anno, è qualcosa di più di un semplice spostamento, diventa quasi un luogo di osservazione privilegiato per riflessioni di ordine sociologico – antropologico...
Il vagone dell'interregionale per Livorno che parte da Milano alle 7.00 è bello pieno: in poche più di tre ore e con soli 11 euro ti porta, a pochi giorni da ferragosto, lungo le spiagge della Versilia. Davanti a me un ragazzo impostatissimo, sembra un modello. Lo sguardo è sempre coperto da un libro voluminoso, sembra uno di quei mattoni con thriller americani, o da grossi occhiali scuri. A fianco a me una ragazza giovane, avrà una ventina d'anni. Veste in modo particolare, ed evidentemente si interessa molto al teatro, visto che intervalla alla lettura di “Lettera a un bambino mai nato” della Fallaci una ponderosa rivista intitolata “Sipario”. Tuttavia, tutta la carrozza è monopolizzata da un gruppo di ventenni caciaroni, presumibilmente della zona di Domodossola, a giudicare dai loro riferimenti, che impiegano tutto il loro viaggio a discutere di Dan Peterson, se fu giocatore dell'NBA e allenatore, oltre che, come a loro evidentemente ben risulta, commentatore di pseudo sport made in USA come il wrestling o il più recente slamball. Tipico del loro linguaggio è che ogni cosa, come fosse stata toccata da un Re Mida coprofilo, è di merda, treno compreso...vai a fare capire loro la differenza tra un regionale e un eurostar... Idem dicasi per la ragazza, con compagno-fido al seguito, che allegramente, dopo essersi lamentata per i sedili che “sono tutti sporchi di merda”, bellamente poggia entrambi i piedi sul sedile di fronte a lei...
Io...io viaggio da solo. Mi godo il piacere di un tempo esclusivamente per me, tra la lettura del giornale e di un libro e l'ascolto di un po' di musica. Al tempo stesso, vivo un certo fastidio: devo andare in bagno, e non mi piace lasciare incustodito il mio bagaglio. Alla fine, la mia vescica decide per me. La mia valigia c'è ancora. E sto decisamente meglio. Ma non ci sono solo appunti brutti...nessun posto come i trasporti pubblici ti permette di “rubare” emozioni. La ragazza è salita a Piacenza. E' decisamente carina: mora, prosperosa, gli occhi scuri e profondi. Poi mi cade l'occhio sul suo mento, e vi vedo un accenno di peluria che pregiudica le altre valutazioni. Ad ogni modo, tralasciando l'incipiente barbetta, è impagabile il sorriso che fa nel leggere un messaggio al telefonino. Passano quattro giorni, sono di nuovo su un treno. Dopo un tratto “in trincea” ecco aprirsi lo spiazzo della stazione di Luino. Ho sempre amato quella specie di torretta che c'è proprio all'imbocco. Da un lato ha quell'aspetto “vissuto” che, non so perchè, mi fa pensare ad una stampa di Canaletto. E poi, ha quella cornice marcapiano a dentelli che mi fa pensare ad un altro tempo, in cui anche una torretta in una stazione aveva diritto ad essere bella. Evidentemente, prima del tempo in cui “Less is more”.
Il vagone dell'interregionale per Livorno che parte da Milano alle 7.00 è bello pieno: in poche più di tre ore e con soli 11 euro ti porta, a pochi giorni da ferragosto, lungo le spiagge della Versilia. Davanti a me un ragazzo impostatissimo, sembra un modello. Lo sguardo è sempre coperto da un libro voluminoso, sembra uno di quei mattoni con thriller americani, o da grossi occhiali scuri. A fianco a me una ragazza giovane, avrà una ventina d'anni. Veste in modo particolare, ed evidentemente si interessa molto al teatro, visto che intervalla alla lettura di “Lettera a un bambino mai nato” della Fallaci una ponderosa rivista intitolata “Sipario”. Tuttavia, tutta la carrozza è monopolizzata da un gruppo di ventenni caciaroni, presumibilmente della zona di Domodossola, a giudicare dai loro riferimenti, che impiegano tutto il loro viaggio a discutere di Dan Peterson, se fu giocatore dell'NBA e allenatore, oltre che, come a loro evidentemente ben risulta, commentatore di pseudo sport made in USA come il wrestling o il più recente slamball. Tipico del loro linguaggio è che ogni cosa, come fosse stata toccata da un Re Mida coprofilo, è di merda, treno compreso...vai a fare capire loro la differenza tra un regionale e un eurostar... Idem dicasi per la ragazza, con compagno-fido al seguito, che allegramente, dopo essersi lamentata per i sedili che “sono tutti sporchi di merda”, bellamente poggia entrambi i piedi sul sedile di fronte a lei...
Io...io viaggio da solo. Mi godo il piacere di un tempo esclusivamente per me, tra la lettura del giornale e di un libro e l'ascolto di un po' di musica. Al tempo stesso, vivo un certo fastidio: devo andare in bagno, e non mi piace lasciare incustodito il mio bagaglio. Alla fine, la mia vescica decide per me. La mia valigia c'è ancora. E sto decisamente meglio. Ma non ci sono solo appunti brutti...nessun posto come i trasporti pubblici ti permette di “rubare” emozioni. La ragazza è salita a Piacenza. E' decisamente carina: mora, prosperosa, gli occhi scuri e profondi. Poi mi cade l'occhio sul suo mento, e vi vedo un accenno di peluria che pregiudica le altre valutazioni. Ad ogni modo, tralasciando l'incipiente barbetta, è impagabile il sorriso che fa nel leggere un messaggio al telefonino. Passano quattro giorni, sono di nuovo su un treno. Dopo un tratto “in trincea” ecco aprirsi lo spiazzo della stazione di Luino. Ho sempre amato quella specie di torretta che c'è proprio all'imbocco. Da un lato ha quell'aspetto “vissuto” che, non so perchè, mi fa pensare ad una stampa di Canaletto. E poi, ha quella cornice marcapiano a dentelli che mi fa pensare ad un altro tempo, in cui anche una torretta in una stazione aveva diritto ad essere bella. Evidentemente, prima del tempo in cui “Less is more”.



