giovedì, 31 gennaio 2008
Una delle cose che più mi affascina, forse anche per "deformazione professionale", è la percezione dei colori, vecchio pallino che in questi giorni è ritornato, per varie ragioni, da una citazione di De Luca, in Montedidio (quasi me ne vanto, ad aver fatto la stessa domanda, solo che lui pensava al rapporto tra ciechi e bianco, io tra ciechi e rosso), sino alla lettura, con i miei alunni, dell'Iliade. E, guarda caso, proprio oggi sul Corriere c'era un box di Eva Cantarella proprio su questo tema...
Di fronte al "nero sangue" di Ettore, ci siamo messi a ragionare sulla percezione dei colori, e così mi sono ricordato di quella splendida lezione di Federico Zeri, che ricordava come i Romani sottolineassero la differenza tra due bianchi, Albus e Candidus, e due neri, Niger e Ater. Gli uni opachi, come l'albume e il fondo dell'oltretomba, gli altri lucenti. E' qualcosa che mi intriga tantissimo, il fatto che la nostra cultura influenzi la percezione del mondo che ci circonda, sino al punto di chiamarlo in modo diverso...
Insomma, amo le sfumature, e confrontarne le percezioni con gli altri. Anche se a volte è difficile spiegare quanto un rosso è rosso...ma questo mi sembra abbastanza logico!
lunedì, 28 gennaio 2008
Già a prima vista vi sarete accorti che nel blog c'è una novità: nella colonna di sinistra è apparso un badge con le copertine di alcuni libri. E' un rimando alla mia libreria virtuale su Anobii. Che cos'è questo sito? A mio parere l'idea è proprio carina: ogni utente crea una raccolta con i propri libri, segnalando se sono in lettura, non ancora iniziati o finiti, scrivendo commenti; ma, soprattutto, può entrare in contatto con altri utenti che hanno quel libro, creando così una rete di lettori, con cui scambiarsi idee, pareri, consigli.
Da oggi, sul blog, appariranno sempre le copertine di 5 libri che ho letto, o che ho in libreria...ora il lavoro grosso sarà inserire quei 400 libri che ho in camera...però piano piano...
giovedì, 24 gennaio 2008
E così, la seconda esperienza di governo di Prodi finisce qui...tanta amarezza, per un'Italia che ancora una volta sembra non accettare la via della serietà, pur tra tanti errori. E anche la fine è stata segno delle scelte di fondo di Prodi, che esce, a mio parere, decisamente a testa alta da questa sconfitta (e l'incomprensione di Berlusconi lo dimostra). Fino all'ultimo ho sperato in un colpo di coda...ma è andata così. Peccato, ripeto.
Mi sento di condividere molte delle analisi di Giannini a proposito dell'esperienza di governo.
Molti meriti, molti errori
di MASSIMO GIANNINI
Stavolta è finita sul serio. Il "guerriero", come l'ha orgogliosamente ribattezzato Diliberto, si è arreso. Triste destino, quello di Romano Prodi. L'unico leader politico di centrosinistra che riesce a vincere contro Silvio Berlusconi per ben due volte, ma per una ragione o per l'altra non riesce a governare per più di 600 giorni. Il Professore ha combattuto fino all'ultimo, ridando uno straccio di orgoglio e un briciolo di dignità a quel pezzo di coalizione che l'ha sostenuto fino all'ultimo. Ma al Senato, il suo vero Vietnam, nulla ha potuto contro il "fuoco amico" dei proto-comunisti alla Turigliatto, dei soliti trasformisti alla Mastella, degli pseudo liberisti alla Dini.
Romano si è fermato a Ceppaloni. Si compie così il destino di un governo che ha finito per pagare un prezzo di immagine e di credibilità molto più alto dei suoi effettivi demeriti. Il risanamento dei conti pubblici in appena un anno e mezzo è un risultato vero, che già di per sé basterebbe a considerare tutt'altro che inutile la pur breve e rissosa stagione del "prodismo da combattimento".
Certo, Prodi ha commesso molti errori. Se dopo il voto della primavera 2006 avesse accettato l'idea di non aver stravinto una tornata elettorale sostanzialmente pareggiata, e avesse lasciato all'opposizione la presidenza di almeno un ramo del Parlamento, oggi forse racconteremmo un'altra storia. Se avesse saputo mettere in riga giganti e nanetti dell'Unione in conflitto permanente effettivo con la stessa grinta sfoderato in questi ultimi tre giorni di crisi, oggi forse non sarebbe caduto per mano dei suoi stessi alleati.
Se avesse compreso fino in fondo la strumentale irriducibilità della scelta ribaltonista consumata dalle truppe mastellate e dal manipolo diniano, oggi forse ci avrebbe risparmiato lo spettacolo, indecente per gli eletti e umiliante per gli elettori, di un Palazzo Madama trasformato in osteria, tra insulti, sputi e bocce di spumante.
Ma l'uomo è così. Alla fine ha prevalso la linea del "meglio perdere che perdersi". Meglio affrontare la sconfitta a viso aperto, offrendo in pasto al Paese il nome e il cognome dei congiurati che uccidono il governo, e degli sciagurati che hanno reso ingovernabile l'Italia, architettando alla fine della scorsa legislatura una riforma elettorale vergognosa che proprio ieri ha prodotto l'ultimo, insostenibile corto-circuito: la fiducia alla Camera, la sfiducia al Senato. Ora che il ciclo di Prodi è finito, quello che comincia è un'avventura in una terra incognita. È quella che Giulio Tremonti definisce la "crisi perfetta", quella dove nessuno controlla niente, e nessuno capisce come se ne possa uscire.
Sul terreno politico-istituzionale restano solo macerie. Per il Professore un reincarico è impensabile. Per un governo tecnico-istituzionale alla Marini i margini sono strettissimi. Per il centrosinistra non si vedono sbocchi unitari: la Cosa Rossa di Bertinotti e company riconquista l'allegra e irresponsabile adolescenza del non-governo e delle mani libere, il Pd di Veltroni sostiene il costo più alto precipitando nel baratro del governo, e rischiando di veder trasformata la sua legittima "vocazione maggioritaria" in una traversata nel deserto incerta e solitaria.
Per il centrodestra, in mille pezzi solo fino a due settimane fa, quando le mura della Casa delle libertà erano crollate sotto i colpi di piccone della "rivoluzione del predellino" del Cavaliere, si rivede invece un orizzonte unitario. E soprattutto si riapre la strada per Palazzo Chigi. Sarà difficile se non impossibile, perfino per il presidente Napolitano, fermare la "macchina da guerra" berlusconiana, che l'uomo di Arcore vuole lanciata a folle corsa verso il voto anticipato. Con tanti saluti alla crisi dei salari, al tracollo dei mercati, al referendum di Segni e Guzzetta. Sta per cominciare, temiamo, tutto un altro film. Berlusconi Tre. La vendetta. O l'eterno ritorno. Con la stessa legge elettorale, la "porcata" di Calderoli, che ha massacrato il sistema repubblicano. Con un'altra armata Brancaleone, che andrà dal neo-fascista Tilgher al catto-populista Mastella, incrociando l'eversore padano Bossi e forse lo stesso "traditore" toscano Dini. Con l'ennesima accozzaglia di mezzi partitoni e di micro-partitini che, per garantirsi la sopravvivenza, non esistano a tenere in ostaggio un'intera nazione. Povera Italia. Meritava di più
giovedì, 17 gennaio 2008
Ho scoperto, leggendo il libro di Cappelli di cui parlavo ieri, che i francesi così chiamano la risposta che volevi dare, ma che ti è arrivata solo sulle scale di casa, tornando, pensandoci ancora.
Mi piace quest'espressione, che fotografa bene qualcosa che spesso mi capita, ci capita, e instilla il desiderio di un qualche sistema che permetta di schiacciare il tasto “riavvolgi” (o, come mi ricorda qualcuno, l'esigenza di un suggeritore personale...).
Perché ci sono momenti precisi in cui le cose vanno dette, attimi di efficacia che vanno colti.
Anche le parole scadono, mi verrebbe da dire. O meglio, non tutte. Alcune restano, fissandosi, più che nei materiali, nella testa e nel cuore di chi le ha ascoltate. Ma forse, per raggiungere un esito simile, bisogna gustarle al tempo giusto, come un buon cibo che altrimenti perde sapore.
Proprio come scriveva Neruda:
Versi di pasta sfoglia che spandano
latte e zucchero nella bocca
L'aria e l'acqua si bevono,
l'amore si morde e si bacia
Voglio sonetti commestibili
poesie di miele e di farina
Impareggiabile richiamo, a parole che si facciano carne, semplici, ma vitali...anche se a volte non servono neanche quelle
mercoledì, 16 gennaio 2008
Al ritorno dalle lezioni milanesi, molto spesso mi ritrovo in macchina verso le 2030...inseparabile compagna di questi tragitti è la radio, che immancabilmente, a quell'ora, è sintonizzata su Radio2 e il suo "distributore automatico di stimoli quotidiani", Dispenser.
Qualche tempo fa, sentii leggere una pagina di un libro dal titolo davvero improbabile: "Storia controversa dell'inarrestabile fortuna del vino Aglianico nel mondo". Impossibile dimenticarsene...e così, quando alla fine dell'anno lo vidi inserito nella lista dei migliori libri dell'anno redatta dal Magazine del Corriere della Sera, mi sono deciso a leggerlo.
E' un libro davvero gustoso da leggere. Certo, non è una perla, non lo metterò di certo tra i libri del cuore, ma mi ha accompagnato per qualche ora di svago. E, devo dire, all'interno di pagine di puro piacere narrativo ci sono anche delle osservazioni acute, rese con un linguaggio aspro, direi quasi cinico. Ma su tutto resta il divertimento, di vedere da fuori tic che sono di tutti noi.
sabato, 12 gennaio 2008
Ci sono occasioni, ci diceva un nostro professore di Storia dell'Arte, in cui ci si trova faccia a faccia con la bellezza, e se ne resta quasi rapiti. Lui lo diceva a proposito delle sculture di Gaudenzio Ferrari a Varallo...a me, un po' più prosaicamente, è capitato varie volte anche con i film, o meglio con le attrici.
Mi vengono in mente, ora come ora, due esempi.
Il primo mi riporta ancora ai tempi dell'università. Tra i tanti esami, diedi anche Storia del Cinema, esame davvero sorprendente perchè mi prese tantissimo, e mi fece appassionare alla produzione precedente la Seconda Guerra Mondiale. Su tutti i film propostici dalla docente spicca sicuramente
Il diario di una donna perduta (GW Pabst, 1929), la storia di una ragazza che si ritrova a perdersi a causa della sua bellezza (le immagini di questo film furono usate anche per accompagnare, in uno speciale tg1 di qualche tempo fa, la versione - bellissima - de La canzone di Marinella cantata in duetto da De Andrè e da Mina, nel cd del 1997 Mi innamoravo di tutto).
Ma ciò che me lo fece amare alla follia fu la sua protagonista,
Louise Brooks.

Non so se fosse la necessità di ovviare all'assenza del sonoro, o semplicemente se fosse un'attrice strepitosa; fatto sta che gli occhi di questa splendida attrice, all'epoca ventitreenne, semplicemente parlano.
Hanno una qualità, un'obliquità mi verrebbe da dire, anche se non vuol dire nulla, che solo di recente ho ritrovato in un'altra attrice,
Valeria Solarino, protagonista di due film che mi sono piaciuti parecchio, Fame Chimica e
La Febbre (pellicola che meriterebbe un post tutto suo...e non è detto che non ci pensi in futuro).

Gli occhi parlano, aveva proprio ragione Violeta Parra:
el corazon...agita su marco
quando mira el fondo de tus ojos claros
(il cuore espande il suo
confine, quando guarda il fondo dei tuoi occhi chiari)
venerdì, 11 gennaio 2008

E' ormai una consuetudine, ricordare chi, in questa data, ha smesso di incantare il mondo con la sua poesia e la sua musica. Per il secondo anno consecutivo, anche se temo che l'appuntamento salterà a causa della pioggia, mi vedo costretto a saltare lo splendido tributo informale di Piazza Duomo...un'intera sera a cantare i pezzi di Faber, in grande semplicità, portando ciascuno il proprio contributo canoro / sonoro / alimentare (enologico, in primis)
Per quest'anno, scelgo
Il suonatore Jones
In un vortice di polvere
gli altri vedevan siccità,
a me ricordava
la gonna di Jenny
in un ballo di tanti anni fa.
Sentivo la mia terra
vibrare di suoni, era il mio cuore
e allora perché coltivarla ancora,
come pensarla migliore.
Libertà l'ho vista dormire
nei campi coltivati
a cielo e denaro,
a cielo ed amore,
protetta da un filo spinato.
Libertà l'ho vista svegliarsi
ogni volta che ho suonato
per un fruscio di ragazze
a un ballo,
per un compagno ubriaco.
E poi se la gente sa,
e la gente lo sa che sai suonare,
suonare ti tocca
per tutta la vita
e ti piace lasciarti ascoltare.
Finii con i campi alle ortiche
finii con un flauto spezzato
e un ridere rauco
ricordi tanti
e nemmeno un rimpianto.
lunedì, 07 gennaio 2008
"Se tu sarai capace di stare senza attesa, vedrai cose che gli altri non vedono".
Poi aggiunse ancora: "Quello a cui tieni, quello che ti capiterà, non verrà con un'attesa"
Erri De Luca, Non ora, non qui.
giovedì, 03 gennaio 2008
La nostra (di credenti) parola iniziale si chiama Bellezza.
Chi, al suo nome, increspa al sorriso le labbra, giudicandola come ninnolo esotico di un passato borghese, di costui si può essere sicuri che - segretamente o apertamente - non è più capace di pregare e, presto, anche di amare.
Hans Urs Von Balthasar
mercoledì, 02 gennaio 2008
"Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia …" (Isaia 9, 2)
Ricordo che tanti anni fa, dopo la scoperta di un debole soffio al cuore, mio fratello dovette portare per un giorno una strana macchinetta che gli registrava il battito cardiaco. Ecco, mi dico ora che sarebbe stato divertente ed utile avere con me nei giorni scorsi uno strumento di quel tipo, abbinato a qualcosa in grado di trasformare quegli impulsi elettrici in parole. Perchè fatico a trovarne di adatte per descrivere una delle migliori fine anno della mia vita.

E così cado in un mio vecchio vizio, quello di rubare le parole agli altri...malgrado questo pezzo di Niccolò Fabi mi sembri davvero scritto apposta per me in questo momento. C' è dentro quel sentimento strano, una specie di sapore che trovi in fondo alla gioia, perchè non sai se durerà, se il "giorno dopo giorno" non farà strage di quanto vissuto. Ma è un pezzo che soprattutto invita a saper fare una cosa che non mi è molto abituale: cogliere la ricchezza nel costruire, a piccoli passi, la propria gioia. Mentre troppo spesso la mia sensazione è quella di passare intere settimane al buio, e poi, non appena si accende un cerino, avere l'impressione di poter vedere tutto, salvo poi bruciarsi le dita dopo poco. E allora, proposito per l'anno nuovo: darsi tempo.
Chiudi gli occhi
ed immagina una gioia
molto probabilmente
penseresti a una partenza
Ah, si vivesse solo di inizi
di eccitazioni da prima volta
quando tutto ti sorprende
e nulla ti appartiene ancora
Penseresti all'odore di un libro nuovo
a quello di vernice fresca
a un regalo da scartare
al giorno prima della festa
al 21 marzo al primo abbraccio
a una matita intera, alla primavera
alla paura del debutto
al tremore dell'esordio
ma tra la partenza e il traguardo
in mezzo c'è tutto il resto
e tutto il resto è giorno dopo giorno
e giorno dopo giorno
è silenziosamente costruire
e costruire è sapere
e potere rinunciare alla perfezione
Ah, ma il finale è di certo più teatrale
così di ogni storia ricordi solo
la sua conclusione
così come l'ultimo bicchiere l'ultima visione
un tramonto solitario l'inchino poi il sipario
ma tra l'attesa e il suo compimento
tra il primo tema e il testamento
nel mezzo c'è tutto il resto
e tutto il resto è giorno dopo giorno
e giorno dopo giorno è
silenziosamente costruire
e costruire è sapere e potere
rinunciare alla perfezione
io ti stringo le mani
rimani qui
cadrà la neve
a breve
io ti stringo le mani
rimani qui
cadrà la neve
a breve
a breve
(Niccolo Fabi, Costruire)