Quando ho scritto l'ultimo post qua dentro non era ancora estate...ora, rimettendomi a scrivere dopo così tanto tempo, la prima cosa che mi viene in mente è una specie di bilancio di questi mesi.
Sono stati mesi a ritmo rallentato, segnati da impegni ridotti quasi a zero, se si esclude un po' di studio. Ho capito che a lungo andare, non mi piacciono più. A dirla tutta, sono stanco di avere poco da fare, anche se poi è solo colpa mia, visto che di cose da fare ne potrei (e avrei potuto) trovare tante. Ad ogni modo, tra nemmeno una settimana si ricomincia, e ne sono contento, anche perché mi manca il clima della scuola. Ovviamente, alla prima lamentela sul lavoro, gli impegni, etc etc. correrò a rivedere questa pagina.
Questa sarà l'estate di Palermo e di Carrara, le due città dove sono stato in vacanza, prima in Sicilia per un campo di lavoro insieme ad altri giovani, poi tre brevi, ma splendidi giorni sul mare della Toscana con Eleonora.
Palermo mi resterà in testa per i suoi contrasti: le sue vie lisce e i muri sbrecciati, le vie dello shopping squarciate ai fianchi da vicoli popolari, l'arte e il degrado, la sua gente figlia di mille popoli, che ora si trova ad accogliere, e forse a temere, gli ultimi arrivati. Palermo sembra una signora un po' trascurata, ma di cui si avverte ancora il fascino...ma ti resta il dubbio se sia mai stata in piena forma, come se la sua dimensione naturale fosse proprio quella. Palermo, i suoi sapori forti e robusti, che quasi sembrano sopraffarti: la dolcezza del cannolo, l'intensità delle panelle e del pane con la milza. Palermo e i suoi profumi, su tutti quello di un rametto di timo trovato a bordo strada, vicino a un'abbazia benedettina, poco fuori città, che ancor oggi pizzica il naso, quando sfoglio la bibbia dove l'ho messo. E poi le facce, le risate nell'ascoltare voci ed espressioni che amo rubare dalla voce di mio papà, a recuperare radici che sento mie, ma da cui mi sento inevitabilmente staccato, il gusto di un lavoro duro, alla Cittadella del Povero e della Speranza, e insieme la consapevolezza di un privilegio vissuto, sapendo che di lì a qualche giorno la fatica sarà finita, non sarà la compagna di tanti giorni. E infine, la bellezza di stare con altri ragazzi, diversi e insieme così simili, anche se a volte sembra così difficile aprirsi davvero, incontrarsi in un modo autentico.
Poi, dopo pochi giorni, un po' di riposo vero. Era tanto, tantissimo tempo che non mi divertivo così al mare. Quest'anno le onde, il sale che ti lascia sulle labbra il mare, il gusto di passare la mano sul pelo dell'acqua e sulla sabbia fine avevano tutt'altro sapore, la gioia di ritrovare quelle sensazioni raddoppiata dal vederle, così semplici, negli occhi di chi sta vivendo con te quella cosa, e sai che in un altro luogo, in un altro tempo, con altre persone, non sarebbero tali. Rispetto ad altri viaggi di queste vacanze avrò pochi ricordi in fotografia. Ma non importa. Le cose che contano le ho già messe al sicuro.



