Quest'oggi, dopo un interessante ma sostanzialmente inutile convegno sul futuro insegnamento di Cittadinanza e Costituzione, sono andato a vedere la mostra Futurismo 1909 - 2009, aperta ancora per pochi giorni a Palazzo Reale.
Mi è sembrata una mostra nel complesso ben fatta, anche se ha la grossa pecca di non avere "i" capolavori dell'Avanguardia. Per intenderci, i migliori pezzi presenti sono quelli delle Civiche raccolte di Milano...e se uno aveva visto la mostra di Boccioni di pochi anni fa (quella curata da Laura Mattioli Rossi), o gli allestimenti provvisori nelle sale del Castello Sforzesco, quei pezzi li conosceva bene.
E' una mostra però che ha due meriti: innanzitutto esamina tutta la parabola del movimento, dagli albori, in pieno clima fin de siécle - con pezzi da urlo come la Maternità di Previati, o il sempre amato Medardo Rosso, fino alle poetica degli anni Trenta e Quaranta e oltre, con una chiusura "ad effetto" con gli eredi, in senso molto largo, del Futurismo. In questa bella panoramica l'unica pecca è, a mio parere, avere taciuto del tutto i legami con il Fascismo: fatto che, per lungo tempo, ha nuociuto a una corretta interpretazione di questo movimento, ma che non può essere passato sotto silenzio, specialmente per il "secondo" futurismo.
Il secondo merito è l'apertura multidisciplinare: avanguardia vera e propria, con il progetto dunque di essere totale e totalizzante, il futurismo e le sue istanze hanno coinvolto pittura, scultura, architettura, cinema, musica, fotografia, teatro, decorazione...fino alla cucina e alla moda. Tutti questi aspetti sono testimoniati, con chicche come le ricostruzioni dei costumi di Depero, o una animazione su musica di Stravinskij e progetto di Balla.
All'interno del percorso, una conferma e due sorprese: la conferma è quella di Prampolini, che ogni volta che vedo mi intriga sempre più, mi sembra uno degli artisti italiani più interessanti della prima metà del Novecento. Le due sorprese sono Russolo, che conoscevo pochino, ma qui è ben rappresentato, e Virgilio Marchi, con le sue architetture che, per molti versi, mi hanno ricordato Escher.
Mi è sembrata una mostra nel complesso ben fatta, anche se ha la grossa pecca di non avere "i" capolavori dell'Avanguardia. Per intenderci, i migliori pezzi presenti sono quelli delle Civiche raccolte di Milano...e se uno aveva visto la mostra di Boccioni di pochi anni fa (quella curata da Laura Mattioli Rossi), o gli allestimenti provvisori nelle sale del Castello Sforzesco, quei pezzi li conosceva bene.
E' una mostra però che ha due meriti: innanzitutto esamina tutta la parabola del movimento, dagli albori, in pieno clima fin de siécle - con pezzi da urlo come la Maternità di Previati, o il sempre amato Medardo Rosso, fino alle poetica degli anni Trenta e Quaranta e oltre, con una chiusura "ad effetto" con gli eredi, in senso molto largo, del Futurismo. In questa bella panoramica l'unica pecca è, a mio parere, avere taciuto del tutto i legami con il Fascismo: fatto che, per lungo tempo, ha nuociuto a una corretta interpretazione di questo movimento, ma che non può essere passato sotto silenzio, specialmente per il "secondo" futurismo.
Il secondo merito è l'apertura multidisciplinare: avanguardia vera e propria, con il progetto dunque di essere totale e totalizzante, il futurismo e le sue istanze hanno coinvolto pittura, scultura, architettura, cinema, musica, fotografia, teatro, decorazione...fino alla cucina e alla moda. Tutti questi aspetti sono testimoniati, con chicche come le ricostruzioni dei costumi di Depero, o una animazione su musica di Stravinskij e progetto di Balla.
All'interno del percorso, una conferma e due sorprese: la conferma è quella di Prampolini, che ogni volta che vedo mi intriga sempre più, mi sembra uno degli artisti italiani più interessanti della prima metà del Novecento. Le due sorprese sono Russolo, che conoscevo pochino, ma qui è ben rappresentato, e Virgilio Marchi, con le sue architetture che, per molti versi, mi hanno ricordato Escher.



