sabato, 12 gennaio 2008
Ci sono occasioni, ci diceva un nostro professore di Storia dell'Arte, in cui ci si trova faccia a faccia con la bellezza, e se ne resta quasi rapiti. Lui lo diceva a proposito delle sculture di Gaudenzio Ferrari a Varallo...a me, un po' più prosaicamente, è capitato varie volte anche con i film, o meglio con le attrici.
Mi vengono in mente, ora come ora, due esempi.
Il primo mi riporta ancora ai tempi dell'università. Tra i tanti esami, diedi anche Storia del Cinema, esame davvero sorprendente perchè mi prese tantissimo, e mi fece appassionare alla produzione precedente la Seconda Guerra Mondiale. Su tutti i film propostici dalla docente spicca sicuramente
Il diario di una donna perduta (GW Pabst, 1929), la storia di una ragazza che si ritrova a perdersi a causa della sua bellezza (le immagini di questo film furono usate anche per accompagnare, in uno speciale tg1 di qualche tempo fa, la versione - bellissima - de La canzone di Marinella cantata in duetto da De Andrè e da Mina, nel cd del 1997 Mi innamoravo di tutto).
Ma ciò che me lo fece amare alla follia fu la sua protagonista,
Louise Brooks.

Non so se fosse la necessità di ovviare all'assenza del sonoro, o semplicemente se fosse un'attrice strepitosa; fatto sta che gli occhi di questa splendida attrice, all'epoca ventitreenne, semplicemente parlano.
Hanno una qualità, un'obliquità mi verrebbe da dire, anche se non vuol dire nulla, che solo di recente ho ritrovato in un'altra attrice,
Valeria Solarino, protagonista di due film che mi sono piaciuti parecchio, Fame Chimica e
La Febbre (pellicola che meriterebbe un post tutto suo...e non è detto che non ci pensi in futuro).

Gli occhi parlano, aveva proprio ragione Violeta Parra:
el corazon...agita su marco
quando mira el fondo de tus ojos claros
(il cuore espande il suo
confine, quando guarda il fondo dei tuoi occhi chiari)
martedì, 20 novembre 2007
Ieri sera sono andato a vedere “Giorni e Nuvole”, l'ultimo film di Soldini. Premetto da subito che tra i miei film preferiti figura anche il suo “Pane e Tulipani”, e che anche “Agata e la tempesta” mi era piaciuto parecchio. Qui però siamo in un territorio affatto diverso da quelle due opere. Nulla resta di quel realismo magico, anzi sembra di essere catapultati in un neorealismo aggiornato al 2007. Così, in non casuale coincidenza con un maestro di queste tematiche, come Ken Loach, anche Soldini sceglie di affrontare il tema del precariato. Mostrando quanto dirompente possa essere la perdita del lavoro in una famiglia ormai certa della propria posizione. Michele (un bravissimo Antonio Albanese), socio di una azienda nel settore marittimo, non riesce ad affrontare i nuovi sviluppi dell'economia, anche alla luce dei suoi convincimenti morali, ed alla fine viene fatto fuori. Convinto che presto le cose si sistemino, non dice nulla alla moglie (Margherita Buy), aspirante restauratrice e storica dell'arte, ma alla fine deve rivelare tutto. Questo fa emergere una serie di dinamiche interne ed esterne alla coppia, in cui i due coniugi assumono atteggiamenti opposti: da un lato l'attivismo della Buy, che si barcamena tra un lavoro e un altro, dall'altro il doloroso rifiuto della realtà di Albanese. A parte la storia, narrata con la solita sapienza da Soldini, e la strepitosa prova degli attori – oltre alla coppia Buy Albanese molto brava anche l'attrice che interpreta la figlia – da rimarcare anche le scelte registiche, con alcune inquadrature davvero belle. Tra le tante, segnalo quella in cui, dopo essere stato visto dalla figlia vestito da pony express, Albanese si ferma, immobile, in mezzo al traffico. Un esempio, tra i tanti, come dicevo, di una serie di immagini, tra cui la sequenza finale, che potremmo dire “metaforiche”. Consigliatissimo, anche se non propriamente “rilassante”.
giovedì, 26 luglio 2007
Piccola nota: splinder ha fatto un po' di pazzie, post misto di cose vecchie e nuove...
Ebbene sì, dopo troppe settimane di inattività, finalmente si ritorna al lavoro. La mattina qualche lezione (che bello! e in più si ripassa un bel po' di roba...) e al pomeriggio i miei 69 desperados del campo estivo. Tanta fatica, ma lavorare con i ragazzi è proprio bello, e anche se ti arrabbi alla fine non riesci a non guardarli con un sorriso.
Nel frattempo l'estate avanza...è un po' strano non avere alcun tipo di progetti, purtroppo anche quelli nati nel tardo pomeriggio sono sfumati prima della mezzanotte...insomma, per dirla con la Bandabardò (che spero di andare a vedere il 14 settembre a Milano,qualcuno si vuole unire?) sarà un'estate paziente...sperando che porti frutto!
Approfittando di un po' (tanto) tempo libero, sono riuscito finalmente a vedere Le vite degli altri, di cui avevo sentito parlare così bene nei mesi scorsi. Devo dire che le opinioni erano corrette. E' un film davvero intenso, che riesce ad unire la declinazione e il racconto di sentimenti diffusi come il sospetto, la paura, la solitudine, allo scenario reso davvero con bravura della DDR di metà anni Ottanta. Insomma, consigliatissimo. Anche perché raramente mi capita di parlare in queste pagine di opere che non mi sono piaciute. Piccola nota, proprio ieri ho letto la notizia della morte di Ulrich Muehe, il bravissimo attore che interpreta il personaggio di Wiesler nel film. Davvero un peccato.
mercoledì, 13 giugno 2007
Spinto dalla presenza di alcuni attori giovani che già avevo visto in altre produzioni meritevoli (da Camilla Filippi a Edoardo Gabbriellini, sino al bravissimo Elio Germano di Mio Fratello è figlio unico), l'altra sera ho visto il film "Ora o mai più". E' un film del 2003, ed è spesso ricordato come la prima opera di fiction in cui si rievocano i fatti di Genova, e soprattutto quanto successo nella caserma di Bolzaneto.
- Piccola parentesi: oggi, a distanza di sei anni, un vicequestore della mobile di Roma ha per la prima volta ammesso i pestaggi all'interno della Diaz, parlando di "macelleria messicana". Finalmente si rompe un muro di silenzio. Speriamo possa aiutare a costruire verità attorno a quei giorni.
Sarebbe però limitante considerare solo lo spunto cronachistico politico: il film è soprattutto la storia di un giovane che entra in contatto con una realtà altra (dalla Normale di Pisa a un improvvisato centro sociale) e cambia, se stesso e gli altri. Da questo punto di vista è un film davvero efficace, se si esclude la stereotipizzazione degli antagonisti, tra cui però compare lo strepitoso personaggio di Doveri, interpretato da Germano, un misto di borghesia, perbenismo e ingenuità che credo tutti nella vita abbiano avuto la possibilità di incontrare.
Interessante la colonna sonora, con una notevole attenzione alla scena indie: ecco così che compaiono i Grandaddy a fianco dei wilco o dei Blonde Redhead, sino all'interessante versione elettronica di Los Hermanos, interpretata da Meg (ex 99posse). Insomma, vivamente consigliato!